
| Giovanni Muzzioli (1854-1894), dopo la mostra che il Museo Civico di Modena gli ha dedicato nel
1991, è oggetto di nuovi studi e di una nuova iniziativa espositiva. Attraverso ricerche a carattere documentario
che esplorano la ricca produzione del pittore e i rapporti con la cultura del tempo, si è prodotta una
selezione di ottanta opere: cinquantasei dipinti di Muzzioli e ventiquattro dipinti di artisti a lui vicini per
rapporto amicale e intenzioni di ricerca, soprattutto emiliani e toscani (Gaetano Bellei, Vittorio Reggianini,
Cirillo Manicardi, Luigi Bazzani, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Giovanni Boldini, Adolfo Tommasi, Luigi
Gioli, Francesco Vinea, Tito Conti, Federico Andreotti).
La mostra intende indagare e mettere a fuoco attraverso la figura del pittore modenese, letta attraverso
una rigorosa selezione di opere, aspetti significativi della cultura artistica degli anni Settanta e Ottanta
dell’Ottocento; quando, venute meno le speranze e gli ideali risorgimentali, sempre più forte piuttosto
la pressione del mercato internazionale, si deve constatare per diversi artisti la compresenza di interessi
differenti, nella ridefinizione di possibilità espressive tra modelli pittorici di matrice naturalista o estetizzante,
tra soggetti tratti dal vero, storici e di genere. Si avvicendano nelle sale della mostra paesaggi attentamente
studiati sul dato luministico, calibrate vedute, serene rappresentazioni della vita dei campi o
dell’ambiente borghese, brillanti e virtuosistiche rievocazioni neosettecentesche o neopompeiane. E
più volte, in un quadro è dato riscontrare la compresenza di elementi differenti, lo scorcio di un paesaggio
a rendere ad esempio più plausibile la proiezione di sentimenti contemporanei in situazioni e ambienti del
passato. La mostra si articola in sei sezioni: 1) La formazione e gli esordi tra eredità accademica e istanze di
rinnovamento; 2) L’evocazione dell’antico; 3) Proiezioni nella storia; 4) Luoghi del decoro borghese; 5) La
vita dei campi, la veduta e il paesaggio; 6) Il ritratto.
Le opere esposte, prestate da raccolte pubbliche e private italiane, rappresentano la testimonianza di una
rete articolata ma unitaria di esperienze da leggersi di volta in volta in riferimento agli sviluppi della ricerca
sul vero, alla richiesta dei circuiti mercantili internazionali e della committenza, alle riflessioni sulla storia e
sull’antico. Nelle opere di Muzzioli si trova insomma ulteriore conferma di come buona parte della produzione
artistica del secondo Ottocento debba essere indagata guardando ad un insieme di stimoli, tra scrupolosa
ricostruzione storica, libera rievocazione e attualizzazione, attenta indagine della natura, prestando
attenzione ad un insieme di elementi variamente fusi e alternati a seconda delle occasioni e delle richieste
espositive e di mercato.
Il modenese Giovanni Muzzioli, dopo gli studi presso la locale Accademia di Belle Arti, è il primo vincitore
del Concorso “Poletti”, indetto e organizzato dalla sua città in seguito ad un lascito testamentario per la
promozione dei giovani artisti. Grazie al sussidio ricevuto dopo il concorso, Muzzioli può studiare a Firenze,
dove si trasferisce nel 1876. Nella città toscana, anche in seguito all’apprezzamento della critica nei confronti
del suo dipinto La vendetta di Poppea (in mostra), può conoscere e frequentare alcuni tra i principali
artisti fiorentini del tempo. In particolare, tra le sale del Circolo degli artisti di Firenze e i locali delle trattorie
cittadine, il modenese ha modo di conoscere Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Luigi Gioli, Francesco
Vinea. Costante rimarrà del resto l’amicizia con Adolfo Venturi, tra i padri della moderna storia dell’arte.
Presenti alle più importanti esposizioni nazionali, le opere di Muzzioli, soprattutto quelle a soggetto pompeiano,
vengono vendute in tutta Europa, grazie anche agli stretti rapporti con il gallerista fiorentino Luigi
Pisani. L’interesse per la sua produzione è fra l’altro testimoniato dalle copie eseguite da altri artisti e
dalle incisioni su periodici; è il caso della rivista ad ampia diffusione nazionale “Illustrazione italiana” (in
mostra con altri materiali documentari) puntuale nel riproporre al nuovo pubblico di appassionati d’arte le
opere che via via decretano il successo di Muzzioli: Baccanale, I funerali di Britannico, Al tempio di Bacco,
Festa dei fiori, Sole di settembre, L’offerta nuziale, Idillio.
L’iniziativa di studio ed espositiva, avviata secondo una nuova forma di collaborazione tra enti pubblici e
realtà collezionistiche private, è stata promossa dalla Società Palazzo Foresti di Carpi, Assicoop Modena
Unipol Assicurazioni, Comune di Carpi-Musei di Palazzo dei Pio, in collaborazione con il Museo
Civico d’Arte di Modena.
Particolarmente significativa è la scelta del luogo espositivo. Palazzo Foresti di Carpi, edificio realizzato in
stile neorinascimentale alla fine dell’Ottocento, fu infatti già sede della raccolta di Pietro Foresti, estimatore
di Muzzioli. Ritornano così fra l’altro nella loro antica sede alcune opere del pittore, già appartenenti tra la
fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento alla raccolta d’arte del collezionista carpigiano.
Alcune opere esposte
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